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Dopo avere seguito i corsi di Varni all'Accademia Ligustica, Saccomanno intraprese l'attività di scultore, alternando ritrattistica e scultura funeraria. Partito da un sobrio realismo di ascendenza romantica (Tomba Chiarella, 1872), ne radicalizzò la componente analitica, sortendo talvolta effetti di crudo verismo (Tomba De Costa, 1877) e arrivando addirittura a definire le lacrime della figura dolente nella Tomba Nicolò Lavarello (1890). Quest'ultima è una variante sul tema del "Sonno Eterno"- già proposto nella Tomba Carlo Erba (1883) e nella Tomba Acquarone (1899) - uno dei più adatti ad esprimere la pessimistica concezione della morte di Saccomanno.